Diventare madre è un viaggio tortuoso, tra i giudizi altrui e la paura di sbagliare tutto.
Per il pensiero comune vuol dire accendere la lampadina dell’istinto e lasciare che le capacità innate prendano il sopravvento mentre ad essere genitori si può e si dovrebbe imparare ogni giorno.
Ricordatevi che non è una gara. La madre perfetta non esiste, esistono solo genitori sufficientemente buoni.
Cambiare rimanendo se stesse
Dare alla luce la nuova identità di madre
Daniel Stern
può essere tanto impegnativo e sconvolgente
quanto dare alla luce un bambino.
Il ruolo materno e l’esperienza della gestazione é da sempre al centro degli studi scientifici nell’ambito della genitorialità. Tra i contributi più importanti vi sono:
- Il concetto di costellazione materna di Stern (1995) che si riferisce alla nuova organizzazione mentale che si crea nella donna fin dall’inizio della gravidanza.
- Gli studi sui cambiamenti neurali che dichiarano, nonostante non abbiano ancora identificato il momento preciso in cui esse hanno inizio, che avvengono delle modificazioni strutturali del cervello materno alcune delle quali permangono fino a due anni dal parto.
Lo studio, condotto dall’Università autonoma di Barcellona e dall’Università di Leiden in Olanda, è stato pubblicato sul Nature Neuroscienze ed evidenzia:
- diminuzioni della materia grigia, che non comportano alcun deficit cognitivo
- modificazioni nella corteccia frontale, temporale e nella linea mediana utili ad attribuire stati mentali alle persone
- cambiamenti dell’ippocampo, area importanti per la memoria
- aumento di due ormoni, estrogeni e progesterone.
La coautrice dello studio Elseline Hoekzema spiega come queste alterazioni siano simili ai cambiamenti che avvengono durante l’adolescenza; è forse per questo che gli antropologi parlano di matrescenza come il processo che porta alla nuova identità di madre.
Madre non si nasce, lo si diventa.
Dopo tanta attesa, notti insonni, pensieri ed emozioni ambivalenti, che sembrano non poter convivere ma in realtà coesistono, eccoci finalmente: siamo genitori.
E ora?
Cosa fare, o ancora di più, cosa non fare?
Come essere i migliori genitori per quel bambino?
Nessuno lo insegna forse perché nessuno lo sa o perché non c’è un consiglio che sia giusto, valido e sempre vero in assoluto.
Nel libro Nascita di una madre (1999, Stern, Bruschweiler-Stern) c’è scritto:
“La maternità è come un mestiere e tutte le principianti hanno bisogno di una fase di apprendistato con qualche tipo di modello o di guida […] il ruolo della guida non consiste semplicemente nel fornire consigli o informazioni, ma soprattutto nel creare un clima psicologico che vi faccia sentire sicure e fiduciose e vi incoraggi a esplorare le vostre capacità genitoriali..”
Credo sia utile riflette su alcuni concetti espressi in questo estratto:
- La possibilità di imparare ad essere madre, interiorizzando dei modelli di comportamento che siano adeguati al bambino e rispettosi del proprio essere.
- La necessità di esplorare le proprie capacità e ancora di più i limiti e il modo di stare in relazione con l’altro, in un contesto protetto che si scontra con la fretta, personale o imposta, di tornare ad essere performanti in ogni ambito della vita.
- L’importanza di essere sostenute in un momento delicato. Quel sentirsi in balia degli eventi, la perdita del controllo sul proprio corpo e sul proprio tempo aumentano infatti una fragilità già presente nell’essere genitori che ad oggi viene mostrata, nonostante veda un piccolo spiraglio di luce, ancora troppo poco.
Nel post parto le nostre fantasie sulla vita dopo la nascita di quel bambino tanto immaginato si scontrano con la realtà che non sempre, anzi, quasi mai, é come l’abbiamo immaginata.
I sensi di colpa, la vergogna per ciò che si prova, il paragone con gli altri diventano un peso difficile da sostenere.
Sarebbe più utile capire e accettare la tristezza, la frustrazione, la rabbia e il senso di inadeguatezza che si prova piuttosto che reprimerlo.
Ad ognuno il suo tempo
In un mondo in cui essere attivi, presenti, sempre pronti e performanti sembra essere l’unico modo di esistere sfuma la possibilità di scegliere di prendersi del tempo per riscoprirsi cambiate nell’intimo, diverse nella forma e nella sostanza seppur sempre se stesse.
Il bisogno di tempo per ritrovare un nuovo equilibrio, per godersi quel bambino tanto atteso, per conoscerlo deve essere soffocato.
Soffocato dagli impegni, dai doveri ma anche dai continui giudizi travestiti da consigli benevoli che ci fanno credere che per essere una buona madre ci si debba omologare. É importante ricordarsi invece che
- ogni madre é diversa
- ogni bambino é differente
- ogni famiglia é unica come i suoi bisogni e le sue potenzialità
Un proverbio africano recita
“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio…”
Sono convinta che quel villaggio serva a sostenere la madre e l’intera famiglia mettendola nella condizione migliore per poter essere se stessa e vivere il momento presente senza fretta e sensi di colpa.
Se in questo momento non riesci ad avere il supporto che ti serve, chiamami, posso aiutarti a creare il tuo villaggio.
