Come affrontare il cambiamento

So che cambiare non è semplice, non lo è quasi mai.

Il cambiamento è sempre un processo complesso, dinamico e multidimensionale che viene spesso affrontato e raramente accolto. Non importa se è stato pensato e voluto o se è arrivato dirompente, richiede sempre l’impiego di notevoli risorse ed energie.

Perchè siamo restii al cambiamento?

Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa cosa lascia ma non sa cosa trova.

Proverbio

Gli essere umani tendono a voler restare nella propria comfort zone osservando con diffidenza quello che può modificare i loro equilibri.  Ancorati a ciò che è familiare fuggono da tutto ciò che si allontana dalle proprie abitudini e dalle modalità relazionali da sempre messe in atto, anche quando consapevoli che queste sono di intralcio al raggiungimento di uno stato di benessere. 

“Ho un contratto indeterminato, un lavoro stabile. Non posso cambiare, il lavoro è lavoro: fa niente se non sono felice…”

“ Non credo di amarlo più ma stiamo insieme da 20 anni…”
“ Devo finire la scuola, non posso cambiare strada, avrei perso solo tempo…” 
“ Se le dicessi quello che penso il nostro rapporto non sarebbe più come prima…”

Quante volte lo abbiamo sentito dire? Troppe forse. 

Nella mente sorge una domanda, spontanea e diretta: Perchè? Perchè abbiamo così paura di cambiare? Cosa ci spinge a restare fermi all’interno di situazioni che non ci soddisfano più?

Uno dei motivi può essere la paura dell’ignoto. L’insicurezza data dall’impossibilità di conoscere le conseguenze delle nostre scelte unita alla sensazione di abbandonare un pezzo di sé o chiudere un capitolo della propria vita può far desistere dal procedere. 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è la responsabilità che si sente nello scegliere, soprattutto quando le nostre decisioni hanno ripercussioni su altre persone. La solitudine che si prova può essere, a volte, un macigno troppo pesante da sorreggere.

Nella lingua cinese la parola cambiamento è composta da due ideogrammi:

  • Pericolo 
  • Opportunità.

Il modo in cui viene percepito dipende anche dalla propria personalità che può far sì che emozioni come  paura, eccitazione, ansia, felicità, tristezza e disorientamento vengano enfatizzate.

Alcune persone valutano come prevalenti gli aspetti positivi reagendo con maggior entusiasmo o  buttandosi a capofitto senza paracadute mentre altre danno maggior peso a quelli negativi agendo con maggior cautela o non agendo affatto. 

Poi c’è lei, la paura di fallire, ai nostri occhi e agli occhi altrui. Bloccati come nelle sabbie mobili ci si sente paralizzati e non è possibile pensare o scegliere, figurarsi agire.

Tra i capisaldi della mia vita c’è però questa convinzione: 

Meglio fallire dandosi la possibilità di raggiungere la propria felicità piuttosto che restare incastrati in un tempo, un luogo o una relazione che è fonte di insoddisfazione.

Ognuno però deve scegliere liberamente per sè. Se non vuoi aspettare inerme gli avvenimenti ma ti rendi conto di aver bisogno di un aiuto per iniziare a cambiare la tua vita io sono qui.

Accogliere e accettare il cambiamento

Nel linguaggio quotidiano si usa dire “affrontare il cambiamento” come se si dovesse respingerlo o ci si trovasse nel bel mezzo di una battaglia. 

Il cambiamento invece va accolto e accettato. Accogliere e accettare sono due azioni coraggiose, potenti e meravigliosamente complicate.

È necessario accettare il cambiamento non come mera rassegnazione ma nella sua accezione di accoglienza: stare nelle proprie paure, in quel senso di smarrimento, di dolore che questo processo può comportare e, se questo non è possibile, continuare o iniziare a prendersi cura di sé cercando un valido aiuto. 

Riuscire a guardare liberi dalle lenti della paura tutto ciò che sta succedendo è molto importante proprio perché la valutazione della situazione concorre nel determinare la reazione che si avrà nei confronti dell’evento stesso.

Secondo la teoria del Ciclo emotivo del Cambiamento (Don Kelley e Daryl Conner, 1979) ogni cambiamento, piccolo o grande che sia, è composto da 5 fasi:

  1. L’ Ottimismo ingiustificato dove si vede solo il bello della propria scelta e ci si sente  invincibili
  2. Il Pessimismo giustificato è un duro scontro con la realtà che ci mette davanti ad un muro di impedimenti, difficoltà e frustrazioni. In questa fase è possibile perdersi nella Valle della disperazione, un labirintico deserto dove la motivazione sparisce e i pensieri negativi prendono il sopravvento.
  3. Il Realismo incoraggiante in cui le difficoltà sono chiare tanto quanto gli strumenti necessari a superarle. 
  4. L’ Ottimismo giustificato che è caratterizzato invece da una fiducia nelle proprie capacità decisionali e organizzative e una maggior focalizzazione sull’obiettivo prefissato. 
  5. La conclusione che è rappresentata da una nuova realtà; dall’inizio, finalmente, di una nuova vita. 

Conoscere questo schema può essere d’aiuto nel gestire le emozioni o quantomeno nel non sentirsi in errore nel provarle.

L’unico consiglio che mi sento di dare è di navigare a vista, di fare un passo alla volta pur tenendo in mente l’obiettivo finale: sarà così più facile raggiungere la meta.

Conclusione

Cambiare non è mai facile, ma è possibile. 

Uscire dalla propria comfort zone richiede un notevole impiego di energie e gestire alti livelli di stress in alcuni momenti è molto difficile. 

Ci si può sentire in balia degli eventi, soli e disorientati senza sapere bene come affrontare tutto ciò; esausti si può vagare nella nebbia per un tempo lunghissimo senza riuscire più a vederne la fine. La fine però c’è anche se, a volte, è più lontana di quello che vorremmo.

Se anche tu stai attraversando dei cambiamenti e tutto ti appare difficile, un aiuto professionale può essere quello che ti serve in questo delicato momento: contattami e raccontami cosa stai vivendo, lo vivremo insieme.

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